Il grancoalizioncellum
Accordino un po’ così sulla legge elettorale, poi si vedrà
Sarà il governo a occuparsi della riforma elettorale, ieri mattina è stato siglato un accordo, per molti aspetti vago, ma sicuro su un punto: l’individuazione di una soglia molto alta per il raggiungimento di un piccolo premio di maggioranza. Il Pd strepita perché vede all’orizzonte il perpetuarsi della grande (e incestuosa) coalizione con il Cavaliere. Mentre lui, Silvio Berlusconi, fa sapere di essere soddisfatto, malgrado non sia così: la riforma di cui si discute non è infatti quella che più gli conviene. Ma ad Arcore dicono che “per dire di no c’è sempre tempo”.
16 AGO 20

Sarà il governo a occuparsi della riforma elettorale, ieri mattina è stato siglato un accordo, per molti aspetti vago, ma sicuro su un punto: l’individuazione di una soglia molto alta per il raggiungimento di un piccolo premio di maggioranza. Il Pd strepita perché vede all’orizzonte il perpetuarsi della grande (e incestuosa) coalizione con il Cavaliere. Mentre lui, Silvio Berlusconi, fa sapere di essere soddisfatto, malgrado non sia così: la riforma di cui si discute non è infatti quella che più gli conviene. Ma ad Arcore dicono che “per dire di no c’è sempre tempo”, la strategia prevede di lasciar recitare il ruolo dei guastatori alle anime agitate del Pd. Giorgio Napolitano, arbitro attivissimo, consiglia che tutto si chiuda entro l’estate per non rischiare che i mugugni nei partiti si trasformino in qualcosa di peggio. Riunito di buon mattino un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, circondato dai capigruppo di Pd, Pdl e Scelta civica, Enrico Letta ha ottenuto il via libera a modificare il sistema elettorale. Ma finito il vertice, alle prime indiscrezioni sui contenuti, una parte del Pd ha cominciato a lamentarsi perché, come dice Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex senatore democratico: “Fissare una soglia del 40 per cento per il premio di maggioranza significa preordinare un governo Pdl-Pd nella prossima legislatura. Una scelta politica”. Che in caso di elezioni condannerebbe il partito guidato da Guglielmo Epifani alla sconfitta elettorale o, forse peggio dal punto di vista di qualcuno, a una nuova convivenza forzata con il mostro Caimano.
Di fronte ai ministri Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini e ai capigruppo della maggioranza, Letta ha esordito citando un suo colloquio con Napolitano: “Sulle riforme si gioca la vita dell’esecutivo”. La discussione non è stata lunga né faticosa, una versione della riforma in realtà è già pronta, si tratta di poche righe scritte da Quagliariello in sintonia con il Quirinale: modifica minima, quanto basta a evitare l’intervento della Corte costituzionale e a mettere al riparo il governo dalle tentazioni elettoralistiche dei partiti. Di fatto si congela l’attuale equilibrio politico per costringere Pd e Pdl a collaborare sulle più ambiziose riforme istituzionali che, secondo Napolitano, sono la premessa indispensabile per una vera riforma elettorale.